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The world God only knows

Una demone dolce, carina e un po’ maldestra, un ragazzo che vive la propria adolescenza nel mondo dei videogiochi (ancor peggio, quelli galge), ma a suo modo affascinante. Una missione. Gli ingredienti per un classico del genere commedia/ harem sono tutti qui.

The world God only knows ovviamente è tutto tranne che realista, in particolare nelle vicissitudini amorose. Apprezzabile l’ironia con cui sono stati studiati i personaggi, stereotipati appositamente per essere derisi, e il modo in cui Keima, il protagonista, si approccia alle relazioni interpersonali secondo i dettami dei suoi gal games per poi scontrarsi con la realtà, decisamente più complessa.
Degni di attenzione anche gli spunti grazie ai quali vengono trattati, seppur in modo superficiale e sempre ironico, temi quali l’alienazione dei giovani (non tutti, ovviamente) e l’isolamento che spesso essi stessi provocano a causa dei videogiochi.

Rimane comunque un canovaccio pericolosamente ripetitivo e ormai usurato. I disegni, inoltre, sono decisamente infantili e anch’essi vittime, volontarie o meno, della stereotipatizzazione.

Cosa mi è piaciuto di questo manga? L’omaggio inatteso a Schulz e ai suoi Peanuts nel secondo capitolo… Spero che anche altri lo abbiano notato!

L’Annina

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