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Wormwood: pura eresia pulp

Danny Wormwood è un uomo di successo, produttore dei programmi più cool e controversi della televisione americana. Ama la sua fidanzata, anche se ogni tanto la tradisce con… Giovanna D’arco. Già, perché Wormwood è l’anticristo, il figlio di Satana destinato a scatenare l’apocalisse. Danny ha comunque piani diversi dal suo illustre genitore, non è minimamente interessato alla fine del mondo e preferisce trascorrere il tempo libero in un pub in compagnia del suo coniglio parlante e della reincarnazione di Gesù Cristo, un attivista di colore reso demente da una manganellata della polizia. Tutto normale, fino a quando un accordo tra il papa e il diavolo mette in moto un inesorabile ingranaggio, che costringerà Wormwood a lottare per sfuggire al proprio destino“.

Già storcete il naso? Allora questo fumetto non fa per voi. Perché? Beh, questo fumetto non è adatto a persone credenti, persone con un certo senso del pudore o comunque sensibili. E poi i personaggi…

– Il protagonista, produttore televisivo, non è altri che l’Anticristo che, come un normale figlio ribelle, non ha intenzione di seguire le volontà del padre (Satana).
– Un Coniglio, amico e coinquilino dell’Anticristo, volgare e supponente.
– Gesù è un ragazzo di colore un po’ svampito e grande amico dell’Anticristo.
– “Dio” è un pazzo, vecchio e, scusate il termine, “segaiolo”.
– Infine il Papa, alcolizzato e pornografo.

Onestamente, io già solo per questo l’ho comprato… Comunque:

Dal punto di vista narrativo,  la graphic novel sfiora i limiti del trash, rimanendo però al di qua del confine. Garth Ennis dota quest’opera di un buon ritmo, di dialoghi e battute taglienti e acide, alcune volte fini a se stesse, spesso invece celanti spunti di riflessione interessanti, quali la messa in discussione del concetto di potere, che sia religioso, televisivo o umano.
Dal punto di vista grafico invece, la ricerca verso il realismo è evidente, forse troppo. Meritevole comunque la precisione del tratto e l’uso dei colori.

Che dire? Non è certo un capolavoro, ma è un’opera comunque degna di attenzione che, personalmente, fa sorridere, a volte storcere il naso… e riflettere, perché no.

L’Annina

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